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I martiri di Cantiglio
Tra la fine di ottobre e l’inizio
di novembre del 1943 a Cantiglio, un gruppo di cascine abitate solo d’estate
ai piedi del Cancervo, si era costituita una banda partigiana. Ne era comandante
il maggiore "Enzo", Vincenzo Aulisio, originario di Foggia e giornalista
a Milano, amico di Ferruccio Parri e dirigente di Giustizia e Libertà.
Aulisio è un uomo limpido e dai saldi ideali (finirà ucciso
a badilate in un lager tedesco), ma non ha la stoffa del capo. Issel, ebreo
nato nel 1919, era imparentato con la famiglia Cima di San Giovanni Bianco.
All’indomani dell’8 settembre aveva scelto la strada della resistenza attiva
entrando a far parte del gruppo Carenini che operava nel Lecchese. Disperso
questo gruppo, nel rastrellamento del 18 ottobre, aveva raggiunto, con
alcuni compagni la Valle Brembana, scegliendo appunto Cantiglio per ricostituire la formazione, incoraggiato in questo anche dalla vicinanza e dall’aiuto della famiglia Cima.
Del gruppo facevano parte numerosi
altri elementi che ritroveremo nelle vicende della Resistenza bergamasca:
Penna Nera, Guglielmo, i fratelli Angiolino e Valentino Quarenghi e Gastone
Nulli, un ex tenente del controspionaggio che diverrà comandante
della 86^ Brigata Garibaldi e soprattutto il personaggio più discusso
delle vicende resistenziali in Valle Brembana. C’erano poi alcuni ex prigionieri neozelandesi, greci, francesi, inglesi e jugoslavi e una decina di giovani
di San Giovanni Bianco. L’armamento consisteva in vecchi fucili mod. 91
e un mitragliatore tipo Breda e assai scarse erano anche le munizioni.
L’esistenza della banda non era naturalmente passata inosservata. Già
a fine ottobre il Segretario del fascio di San Giovanni Bianco Carlo Galiberti ne aveva informato la Federazione fascista di Bergamo.
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Lapide
che ricorda i caduti
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Il piccolo
Borgo di Cantiglio
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Ci fu inoltre un delatore, Luigi Viligiardi,
uno sfollato milanese che si era stabilito alla Costa San Gallo il quale,
dietro compenso denunciò alla Kommandantur di Bergamo Issel e compagni.
Costui verrà poi fucilato alla fine della guerra davanti al cimitero
di San Giovanni Bianco. A fine novembre dunque messi sull’avviso che si
stava organizzando un’operazione di rastrellamnento, la maggior parte dei
componenti della banda decise di abbandonare Cantiglio, rifugiandosi sul
Cancervo e in Valle Taleggio. A Cantiglio era rimasto solo un piccolo presidio
capitanato da Issel che aveva ritenuto improbabile un rastrellamento a
breve scadenza, vista l’abbondante nevicata che era caduta in quei giorni
rendendo assai disagevoli gli spostamenti in quella zona impervia. Così
invece non fu.
La notte tra il 3 e il 4 dicembre
un centinaio di militi fascisti e una cinquantina di SS tedesche, al comando
del capitano Bussolt, prendono d’assalto Cantiglio da tre diverse direzioni.
Una squadra sale dalla mulattiera che proviene dal Ponte del Becco, un
secondo gruppo parte dall’ Orrido della Val Taleggio, i più numerosi salgono dalla Pianca dove svegliano il parroco don Ugo Gerosa che era in
contatto con i partigiani e, sotto la minaccia delle armi, lo costringono
a far loro da guida verso Cantiglio assieme a due ragazzi, i cugini Giovanni
e Guido Dogadi.
"Nevicava a dirotto - racconta dal
canto suo don Ugo Gerosa - ed erano circa le tre di notte. La neve rendeva
arduo il cammino. Legato con una corda perchè non potessi fuggire,
cercai con ogni mezzo di dare qualche segnale ai partigiani del nostro
arrivo. Già prima, dalla mia canonica, mentre stavano arrivando
i fascisti, avevo acceso ripetutamente la luce, malgrado l’oscuramento,
nella speranza che qualcuno se ne avvedesse e sospettasse che c’era in
corso questa azione. Anche lungo la strada cercai di mettere sull’avviso
i partigiani accendendo, col pretesto di fumare, numerosi fiammiferi. Ma
tutto fu inutile. Arrivati all’inizio dei prati che si distendono sotto
il nucleo delle cascine di Cantiglio, venni liberato e costretto a tornarmene
a casa. Così mi fu impossibile fare altri tentativi per avvertire
quei poveri sventurati che credo stessero dormendo".
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Chiesina
di S. Lucio a Cantiglio
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Interno
della Chiesina di S. Lucio
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E sicuramente era così. Colti
di sorpresa, i partigiani iniziano un disperato tentativo di resistenza,
ma ben presto sono sopraffatti dalle soverchianti forze nemiche. Sorpresi
con le armi in pugno, vengono trucidati lssel, il francese Raimond Marcel
Jabin e il sangiovannese Evaristo Galizzi. Gli altri riuscirono a stento
a mettersi in salvo, mentre quattro partigiani, catturati e non trovati
in possesso di armi, furono risparmiati, per finire poi in un campo di
concentramento tedesco. Prima di tornare a valle, i rastrellatori saccheggiarono
e incendiarono poi tutte le baite e la chiesetta della piccola frazione.
L’operazione si concluse nel primo pomeriggio di quel 4 dicembre.
Il giorno dopo il messo comunale
di Taleggio, Abramo Bellaviti, salito a Cantiglio per ordine dei carabinieri,
vi trovò il corpo dei tre partigiani, abbandonati sopra un mucchio
di ghiaia. Erano crivellati di pallottole e Jabin aveva il ventre squarciato
ed il volto segnato da colpi di pugnale. I tre caduti vennero portati a
Pizzino con l’aiuto dei compagni superstiti e là furono sepolti
tre giorni dopo, di notte, senza alcuna cerimonia. I solenni funerali avvennero
solo dopo la Liberazione. Ai tre caduti di Cantiglio è dedicata
la piazza principale di San Giovanni Bianco.
di Giuseppe Giupponi
La località di Cantiglio, un tempo abitata da pastori e mandriani, è costituita da un gruppo di baite allineate accanto alla chiesetta dedicata a San Lucio. Uno di
questi edifici è oggi attrezzato a bivacco, disponibile per gli
escursionisti che ne facciano richiesta ai proprietari. Cantiglio si può
raggiungere dalla Pianca (sentiero n° 131 - 2 ore), seguendo una comoda
mulattiera che costeggia le pendici del Monte
Cancervo. Lungo il percorso si incontra dapprima la tribulina della
Madonna della Pietà, quindi la Costa Cantalto, da dove si scende
per un tratto verso la valle di Böder, con la possibilità di
ammirare in basso la profonda gola dell’orrido della Val Taleggio. Poi
la mulattiera comincia a salire e in breve porta ai pascoli di Cantiglio.
La località può essere
raggiunta anche dall’orrido della Val Taleggio, seguendo la mulattiera
o la ripida scorciatoia che salgono dal ponte del Becco (dopo la 3^ Centrale
- sentiero n° 130 - ore 1.30). Entrambe le varianti sono più
brevi, ma meno agevoli della mulattiera della Pianca.
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