| La Valle
Brembana sta attaversando in questi ultimi mesi una vera situazione di
emergenza per quanto riguarda il mondo del lavoro industriale e l'occupazione
in generale. Le ultime situazioni di crisi determinatasi, seppur con cause
e connotati diversi, alle Cartiere CIMA di San Giovanni Bianco, all'ALSTOM-FIR
di San Pellegrino Terme ed alla CMS BREMBANA MACCHINE di Zogno, rappresentano
gli esempi piu' concreti di come si stia vivendo in modo drammatico questo
problema sul nostro territorio brembano.
ValBrembanaWeb: Qual è la sua analisi sulla crisi di alcune imprese in Val Brembana? La crisi specifica
della CMS e FIR, due aziende metalmeccaniche è il risultato di scelte
inadeguate sul piano industriale. Si pone da anni il grosso problema
del ruolo delle multinazionali presenti nella nostra provincia, in particolare
quelle francesi, che in una fase di rallentamento dell’economia, agiscono
sui costi, rivedono i loro assetti industriali, spostano produzioni in
altri paesi del mondo. Queste non hanno legami con il territorio, non si
sentono vincolate come può essere l’imprenditore locale, valligiano
e bergamasco, orgoglioso di aver cresciuto la sua impresa, che si trova
in difficoltà finanziaria e produttiva per scelte che si rilevano
sbagliate e che pesano sulla necessità di avere il tornaconto economico
dell’impresa.
VBW: Esiste una specificità Val Brembana? Si esiste, ma dal mio osservatorio provinciale chi sta peggio è la Val di Scalve. Se poi facciamo un'analisi obiettiva del sistema industriale, non è che la Valle Seriana in termini di infrastrutture e di viabilità stia meglio delle altre valli, eppure c’è un diffuso sistema industriale, frutto della presenza in loco di una cultura industriale che sta al passo con i tempi e assume la leadership a livello mondiale nel suo settore come ha dimostrato il gruppo Radici nel meccanotessile. Le istituzioni, le forze politiche e sociali, hanno fatto bene ad evidenziare la specificità Val Brembana, a preoccuparsi delle conseguenze socio- economiche, a puntare il dito sull’arretratezza infrastrutturale, in particolare della viabilità. La partecipativa manifestazione dei lavoratori svolta recentemente testimonia le preoccupazioni per il presente e futuro, dovute alla deindustrializzazione, al restringimento dei posti di lavoro. E’ fuor discussione che migliorare il sistema territorio favorisce lo sviluppo, pesa di meno sul costo del prodotto di un'impresa, aumenta spazi di contrattazione a vantaggio dei lavoratori, può ridurre il fenomeno del pendolarismo. Ma bisogna avere la consapevolezza che anche con un sistema territorio più efficiente, l’impresa con prodotti a basso valore aggiunto non ha futuro, mentre potrebbe favorire l’insediamento di nuove imprese con prodotti innovativi, ad alto valore aggiunto. Ci sono imprese nella zona di Brembilla che hanno ottenuto il riconoscimento internazionale sulla qualità dei loro prodotti, come la Gervasoni che realizza autonomamente una scuola permanente di formazione per avere professionalità adeguate al suo prodotto qualitativo. La specificità della Val Brembana
diventa la specificità della realtà provinciale, dove,
per risollevare le sorti del settore industriale, è necessario un
forte sforzo da parte degli imprenditori sul fronte degli investimenti
in tecnologia e ricerca. L’ultimo biennio ha registrato difficoltà,
per il 2003 gli indicatori economici non danno una ripresa tale da risollevare
le sorti in cui si trovano parecchie imprese.
VBW: Quando si parla della provincia di Bergamo sul piano nazionale, si parla di piena occupazione? Ritengo preoccupante la sottovalutazione
del fenomeno attuale che da anni la Fim - Cisl ha evidenziato. Gli esempi
di difficoltà sono legati a singole realtà produttive, sempre
più in aumento.
Le fabbriche in difficoltà diventano (almeno così è stato fino ad oggi) emergenza alle quali le organizzazioni sindacali e le Rsu sono chiamate a rispondere a difesa dell’occupazione, costretti a discutere di riorganizzazione – efficienza, riduzione dei posti di lavoro. Continuare ad affrontare così ogni singolo caso che si apre senza una visione più ampia almeno di dimensione provinciale, alla fine rischia di essere completamente perdente. Occorre un salto di qualità nel modello industriale orobico, un salto che manca all’appello nel 40% delle imprese bergamasche. Questo va analizzato, diversamente il futuro non sarà di piena occupazione. Sono soprattutto le realtà medio -piccole ad evidenziare serie difficoltà in questo senso. E’ totalmente assente sul tavolo della concertazione una gestione provinciale della trasformazione industriale verso prodotti innovativi - qualitativi, in settore avanzati. Il territorio bergamasco da tempo non attira nuovi investimenti, nuovi insediamenti in settori avanzati ad alta tecnologie, nel frattempo continua a perdere segmenti o intere unità produttive. Si impone un’attenta analisi della
realtà industriale presente, monitorando le condizioni in cui si
trovano le imprese e nei casi di sofferenza, quali interventi sono necessari
per assicurare continuamente produttività – occupazionale – professionale.
Senza analisi e interventi adeguati nell’impresa e nel sistema territorio,
l’innalzamento dei livelli di competitività seleziona, impone fusioni,
processi di razionalizzazione e mobilità della produzione e dei
lavoratori.
VBW: Le infrastrutture inadeguate incidono sul sistema industriale? Alle difficoltà di alcune
imprese incidono le carenze del territorio, in particolare quelle viarie.
VBW: Oltre al sistema efficiente delle infrastrutture, cosa devono fare le imprese per essere competitive? C’è un nodo da sciogliere:
se la competitività da parte delle imprese si affronta prevalentemente
sui costi alle lunghe non regge, e le ricadute sui livelli occupazionali
e sulle condizioni dei lavoratori saranno pesanti.
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