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Giuseppe Pesenti Questo libro descrive l’origine e l’evoluzione storica di numerosi opifici artigianali e industriali sorti a partire dalla fine del XV secolo a Zogno su una roggia artificiale lunga 2,5 chilometri e nota come roggia Traini-Brembati.Gli opifici in questione consistono di mulini, peste, cartiere, magli, torchi, concerie, fucine e segherie tutti rigorosamente funzionanti con l’acqua del fiume Brembo. Il massimo propugnatore, tra il XVI e il XVII secolo, di questo sviluppo economico e industriale a Zogno fu il conte Francesco Brembati, nato ed abitante a Bergamo in Città Alta ma proprietario di una grandiosa casa di villeggiatura nel centro di Zogno dove passava gran parte dell’estate con la famiglia. |
E’ molto sorprendente il
numero di personaggi zognesi, di altri paesi brembani e di Bergamo, tutti
influenti dal punto di vista economico, che il conte Brembati contatta
e coinvolge per costruire tale roggia e alcuni degli opifici annessi. Per
il fatto di essere anche ambasciatore politico il conte Brembati scriveva
molto. Questo fu uno dei motivi che lo indusse a costruire la prima cartiera
della valle Brembana, chiusa definitivamente solo alcuni anni fa. Un altro
opificio, il cosidetto Mulino del Capo in via Locatelli, è invece
ancora oggi funzionante per dimostrazioni tecniche e culturali. In questo
studio vengono indagate altre tre rogge, sempre nel territorio zognese,
di importanza più contenuta ma sempre ragguardevole che permettevano
di svolgere altre attività artigianali simili.
Esempio di pesta idraulica (all’occorrenza manuale) ricostruita in base a documenti del XVI secolo. |