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Una gran partita di Fiati a Rigosa

Algua, Domenica 9 Luglio 2017

Rigosa si costituì in comunità parrocchiale nel 1456 staccandosi dalla chiesa di S. Pietro Ap. in Sambusita. La sua chiesa è dedicata a S. Antonio Abate. Non si conosce la data della sua consacrazione, tuttavia l'anniversario di essa «ab immemorabili» si celebrava, prima della recente riforma, il 18 gennaio. Sulla porta laterale è posta una curiosa lapide col monogramma di Cristo e con la scritta AVE MARIA recante la data 1510. Sicuramente questa è insieme al portale che si trova nella seconda sacrestia, ritrovato dopo gli interventi di restauro resi necessari dallo scoppio di un incendio, la testimonianza più chiara della precedente chiesa dedicata a S. Maria della Lanchetta orientata ad est, che si trova in molti documenti notarili, ora purtroppo non più esistente. Di quell’epoca all’incirca sono i due affreschi raffiguranti S. Onofrio e S. Chiara; il primo ancora conservato sul muro della scala che porta all’organo, il secondo, strappato nel 1934 da Vittorio Prandi, è ora riposto nella prima sagrestia. La chiesa di Rigosa è attestata, con il titolo di parrocchiale, nel Libro censuale redatto nel 1464, sotto l’episcopato di Giovanni Barozzi, in cui figura, insieme alla parrocchia di Sambusita, di recente smembramento dalla parrocchia di Costa Serina (Censuale Barozzi 1464). L’autonomia della chiesa di Rigosa dalla matrice avvenne probabilmente, secondo quanto riportato da Forno, con atto del 19 ottobre 1456, ad opera del notaio Giovanni Francesco Salvetti (Visita San Carlo 1575). Questa chiesa parrocchiale di Rigosa, rimase inserita nella pieve di Dossena, anche in seguito all’istituzione dei vicariati foranei nella diocesi, decretata dal vescovo Cornaro, in occasione del II sinodo diocesano di Bergamo del 1568, in ottemperanza alle risoluzioni del primo concilio provinciale del 1565. Tali disposizioni vennero ridefinite nel III sinodo del 1574, negli atti del quale i confini pievani di Dossena risultavano ricalcati dalla nuova circoscrizione ecclesiastica (Acta synodalia bergomensis ecclesiae). Il 27 settembre 1575, Carlo Borromeo, visitando la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio di Rigosa, nella pieve di Dossena, vi annotava la presenza di quattro altari. Il reddito annuo del beneficio parrocchiale era di circa 60 lire, ma la parrocchia, composta da 140 parrocchiani, di cui comunicati 80, risultava sprovvista di un parroco titolato. Non si teneva la scuola della dottrina cristiana, ma era presente il consorzio della Misericordia e, all’altare maggiore della chiesa parrocchiale, era eretta la scuola del Corpo di Cristo (Visita Borromeo 1575). Verso la metà del XVII secolo, già durante la visita pastorale del vescovo Barbarigo, la parrocchia di Rigosa risultava essere inserita nella vicaria di Dossena. Era attestata come iuspatronato della vicinia, con una rendita pari a lire 550. Il clero era composto da un sacerdote e le confraternite e i luoghi pii presenti nella parrocchia erano quelle del Santissimo Sacramento, del Rosario, la scuola della dottrina cristiana e il consorzio della Misericordia. Secondo quanto si desume dal sommario delle chiese della diocesi di Bergamo, redatto nel 1666 dal cancelliere Marenzi, la chiesa di Rigosa sotto l’invocazione di Sant’Antonio abate, figurava come mercenaria del comune e inserita nella pieve di Dossena. Aveva quattro altari e vi erano erette le scuole del Santissimo Sacramento e del Rosario. Entro i confini della parrocchia era eretto un luogo pio della Misericordia e un oratorio nella contrada di Perello. Il clero era costituito dal un curato mercenario e da un cappellano. Costoro erano preposti alla cura di 163 parrocchiani, di cui comunicati 98 (Marenzi 1666-1667).